Arrigo Benvenuti, La musica corale della scuola toscana contemporanea, ESO

Arrigo Benvenuti, La musica corale della scuola toscana contemporanea, con particolare riguardo all’aspetto grafico-tecnico-compositivo, Atti del IX Convegno musicologico Seghizzi, Gorizia,1978, ESO Edizioni Seghizzi Online – RiMSO gennaio 2015, III (45)

ESO 45 Arrigo Benvenuti

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Arrigo Benvenuti (Buggiano, Pistoia 2 maggio 1925 – Firenze 29 dicembre 1992). Arrigo Benvenuti è stato un uomo schivo, un musicista piuttosto trascurato dal suo tempo. “Malgrado il gran talento sembrava non aver fiducia nelle sue qualità. Tanto timido e introverso, quanto io espansiva”, racconta il soprano Liliana Poli, voce di riferimento per il repertorio del Novecento, sua moglie dal 1959. “Ci siamo conosciuti al ‘Cherubini’ nel 1946. Io, biondina tutto pepe, allora studiavo il piano. Arrigo aveva ventuno anni, tre più di me: già diplomato in tromba, frequentava la classe di Luigi Dallapiccola. A lui, che mi introdusse alle partiture vocali di Ravel e Berg, devo la scoperta della mia vocazione alla contemporaneità. Da parte mia ricambiai insegnandogli a esprimersi meglio in italiano perché, dopo la giovinezza trascorsa in Algeria, la sua lingua madre era ormai il francese”. Infatti Benvenuti, benché nato a Buggiano, nel pistoiese, aveva vissuto perlopiù in Nord Africa dove i suoi si erano trasferiti per lavoro. In Toscana era tornato per studiare al Conservatorio, ma nel ’44 era stato catturato dai tedeschi. “Lo portarono in un campo di prigionia all’Elba. Lì ebbe la prontezza di fingersi matto. Si proclamava Beethoven. Perciò venne condotto all’ospedale militare di Firenze per una visita psichiatrica. Giunto in camionetta davanti a Santa Maria Novella, chiese di poter scendere per un bisogno impellente. Un pretesto. Riuscì a fuggire su un treno per Montecatini (quei soldati che lo scortavano erano evidentemente dei tonti), poi divenne partigiano”.

Con Bruno Bartolozzi, Carlo Prosperi, Reginald Smith Brindle, Alvaro Company e Sylvano Bussotti, tutti discepoli di Dallapiccola, a metà dei ’50 Benvenuti costituisce la cosiddetta “Schola fiorentina”, un sodalizio di compositori dodecafonici risolutamente determinati a riannodare i fili con la modernità dopo l’oscurantismo fascista e il black out bellico. Il gruppo dura poco – non l’amicizia reciproca, che mai si è spenta – perché ciascuno prende presto una strada propria. Dei sei colleghi fiorentini di nascita o d’adozione, Benvenuti (per un decennio, fino al 1969, animatore in città della casa editrice musicale Bruzzichelli votata all’avanguardia e, nel 1980, tra i fondatore del Gamo) è forse quello che ha goduto di minori riconoscimenti in vita. Dice il musicologo Paolo Somigli: “Dagli anni ’70 fu pervaso da un senso profondo di amarezza, frustrazione, irrequietezza intellettuale: si paragonava a un viaggiatore che va da un polo all’altro senza mai potersi fermare all’equatore. Pagava allora lo scotto di aver tenacemente portato avanti i valori e le battaglie culturali nelle quali credeva, e di essere stato sovente sconfitto”. Come quando, nel 1978, raccolse le firme di 57 musicisti contro l’esterofilia di Massimo Bogianckino nel gestire il Teatro Comunale. Rammenta ancora Liliana Poli: “Mentre, già prima delle nozze, per me fioccavano le scritture in Europa (con Bussotti, Ligeti, Karajan), lui sembrava rimanere al palo. Dipendeva anche dalla sua mancanza d’appoggi. Era anarchico e la tessera del Pci non la voleva prendere. Ciò gli costò l’ostracismo del partito. Una volta, per dire, benché fosse lui il vincitore del concorso per un’opera nuova, gli fu preferita ‘La sentenza’ di Giacomo Manzoni, un lavoro francamente brutto. E venni scritturata io per cantarla alla Pergola”. Testo tratto da “La Repubblica”, del 12 marzo 2015. A partire dalla fine degli  anni ’70 Arrigo Benvenuti fu più volte chiamato dall’Associazione Seghizzi a Gorizia come relatore nei convegni e come membro di giuria dei concorsi Seghizzi.